Intervista al maestro Chen Xiaoxing
XIX Generazione della famiglia Chen
di Marcello Sidoti e Gianfranco Pace
Traduzione di Lee Woo Hyun

D) Maestro Chen Xiaoxing, a che età ha iniziato a studiare Taiji e quali sono stati i suoi maestri?
R) Non ricordo esattamente, ma intorno ai 3-4
anni. Ricordo che seguivo mio padre durante la pratica, e imitavo
i suoi movimenti. Il mio primo maestro è stato mio padre, Chen
Zhaoxu, ma quand’ero molto piccolo egli lasciò Chenjiagou
per un periodo, così continuai la pratica con mio fratello
maggiore Chen Xiaowang.
Mio zio Chen Zhaokui mi ha insegnato Xin jia yi lu, mentre da Chen
Zhaopi ho imparato Pao chui. Mio fratello Chen Xiaowang si è
occupato di correggere i miei movimenti.
D) Quante ore praticava ogni giorno?
R) Non sempre allo stesso modo. Infatti spesso il mio maestro era occupato
o io stesso avevo qualcosa da fare, così a volte praticavo
di più, a volte di meno.
Quando mi recavo a insegnare fuori dal villaggio, oltre alle ore dedicate
all’insegnamento, praticavo Xin jia come minimo 25 volte al
giorno.
D) Abbiamo visto molti studenti di Chenjiagou praticare Lao jia, ma in Occidente Xin jia è più diffusa, grazie alla popolarità raggiunta da Chen Fake. Quali sono le differenze tra Lao jia e Xin jia?
R) In pratica è la stessa cosa. Perché
si dice Lao jia (“antica intelaiatura”)? Questo
termine risale alla XIV generazione, in cui Chen Changxing riunì
le numerose forme fino allora esistenti, sistematizzandole in due
sequenze: la prima, più rilassante e lenta, e la seconda,
più veloce ed energica. Da allora la gente di Chenjiagou
praticò queste forme di Chen Changxing.
Chen Fake, XVII generazione, modificò i movimenti della Lao
jia, aggiungendone altri e rendendola più dinamica. Questa
“nuova intelaiatura” viene chiamata, appunto, Xin jia,
e piace molto ai giovani, perché è più dinamica
e contiene più esplosioni di energia (Fa jin).
Praticare 10 volte Xin jia equivale a praticare 15 volte Lao jia,
come qualità di allenamento.
Xin jia è più diffusa in Occidente perché
essendo la più conosciuta dagli occidentali, è più
richiesta che Lao jia, e anche il lavoro d’insegnamento di
mio fratello contribuisce a soddisfare queste richieste. Lao jia
si pratica a Chenjiagou perché fa parte della nostra tradizione.
D) Cosa ci può dire sulle abilità di Chen Fake e sul suo Gong fu?
R) Possiamo dire che il suo livello è stato molto alto, e che nella sua generazione è stato il numero uno. Ma non possiamo dire che sia stato il maestro di Taijiquan di più alto livello in assoluto.
D) Parlando ancora di Xin jia yi lu, abbiamo visto nel mondo molte diverse versioni di essa, e quasi tutte molto diverse da quella praticata a Chenjiagou. Pensiamo che questo sia dovuto al fatto che Chen Fake ebbe moltissimi studenti. Cosa ne pensa?
R) Non è del tutto corretto. Piuttosto
diciamo che al mondo ogni persona è diversa. Ad esempio (indicando
se stesso e uno studente coreano) noi siamo asiatici, voi (indicando
noi) siete entrambi europei. Ma possiamo dire che siete entrambi
uguali? No. Io insegno a entrambi la stessa forma, ma il modo di praticare
è differente. Diciamo che ogni persona ha il suo modo.
Ad esempio: è facile, per un visitatore straniero, riconoscere
qui a Chenjiagou i miei studenti, così come quelli di Zhu Tiancai
o Wang Xian. Allo stesso modo, noi cinesi diciamo: questa è
la Xin jia di Shangai, questa quella di Pechino, etc.

D) Oggi il Taiji è molto popolare nel mondo come disciplina per migliorare la salute o come filosofia di vita, e meno come arte marziale. Come mai?
R) Solo dopo l’epoca di Deng Xiaoping il Taiji della famiglia Chen si è diffuso in Cina e nel mondo. Prima di questo periodo, il Taiji maggiormente conosciuto era di stile Yang. Durante questo periodo storico (anni ’50) il governo cinese mise a punto alcune forme per pubblicizzare il Taiji nei suoi aspetti salutari. Queste forme, ad esempio quelle di 24 e 48 movimenti, sono basilarmente derivate dallo stile Yang. In esse non c’è gong fu, e gli aspetti marziali sono totalmente assenti.
D) Che differenza c’è, come sistema di combattimento, tra il Taijiquan e altri sistemi, quali ad esempio Boxe, Karate, Sanda, o altri stili interni come il Baguazhang?
R) A uno sguardo grossolano tutte le arti marziali possono sembrare simili, ma io penso che lo studio e la padronanza del Taijiquan forniscano un’abilità e una qualità paragonabili a quelle di un bravo artigiano capace di costruire un mobile bello e di ottima qualità, rispetto ad esempio a quelle di un altro artigiano, che costruisce lo stesso mobile apparentemente uguale ma di qualità inferiore.
D) Nel Taiji stile Chen esistono sistemi di allenamento per il combattimento libero, ad eccezione del Tui shou?
R) In gran parte il sistema consiste nell’allenare le forme, questo per consentire lo sviluppo di Shen fa, cioè il rispetto delle regole posturali. Dopo lunga pratica il corpo si muoverà naturalmente in maniera corretta. Al pari degli esercizi di Tui shou anche gli esercizi di San shou devono essere eseguiti lentamente, ma sviluppando via via una veloce sensibilità. La differenza con il combattimento reale sta nella volontà o meno di danneggiare l’avversario (Il Maestro sottopone a due tecniche lo studente coreano. La prima dolorosa ma controllata, la seconda solo accennata ma potenzialmente devastante. Conclude ridendo di gusto).
D) Maestro, nei libri sul Taijiquan leggiamo molto riguardo il famoso Yang Luchan. Cosa pensa del Taiji della famiglia Yang?
R) Yang Luchan studiò il Taijiquan qui
a Chenjiagou per molti anni, raggiungendo un buon livello. Ma al suo
ritorno a casa, non avendo molti soldi, iniziò ad insegnare
il Taijiquan per vivere. Recatosi a Pechino, insegnò alla corte
dell’imperatore. In quel periodo molti maestri di Wushu vollero
mettere alla prova la sua abilità, ma Yang usciva sempre vincitore.
In questo modo la sua fama crebbe molto, e molta gente fu attratta
dalle sue dimostrazioni, molto potenti ma anche molto aggraziate.
Ebbe così molti studenti, desiderosi di imparare quest’arte
così bella da vedere e così potente ed efficace in combattimento.
Purtroppo però l’apprendimento del Taiji della famiglia
Chen risultava troppo difficile per gli studenti di Yang. Ecco perché
questi iniziò a modificare le forme, rendendole più
semplici, meno dinamiche e più accessibili a tutti.
Oggi le differenze tra lo stile Chen e lo stile Yang sono notevoli:
mentre il primo combina movimenti energici e movimenti rilassati,
e quindi il duro e il morbido convivono armoniosamente, nel secondo
i movimenti energici e le esplosioni d’energia (Fa jin) sono
totalmente assenti, così come è quasi assente quel particolare
utilizzo della forza chiamato Zhansi jin, che è una delle caratteristiche
principali dello stile Chen.
D) Parliamo di Chenjiagou: a che età i bambini iniziano a studiare Taiji e qual è il programma progressivo di studio?
R) In media verso i 6 anni, ma qualcuno anche prima. Un tempo i bambini iniziavano studiando Lao jia yi lu, ma oggi, vista la varietà di sequenze a disposizione, qualcuno inizia con le 19 posizioni, qualcuno con le 38 posizioni, addirittura qualcuno inizia studiando la sciabola (Dao). Nella nostra scuola, invece, il programma prevede dapprima l’apprendimento degli esercizi di base (Zhansigong), poi Lao jia yi lu ed ehr lu (Pao chui), poi le armi: sciabola (Dao), lancia (Qian) e così via.
D) Abbiamo visto molti ragazzi intorno ai 16 o 17 anni studiare alla scuola di Chenjiagou. Sono tutti del luogo o vengono da fuori?
R) Nella nostra scuola abbiamo molti giovani studenti. Alcuni appartengono alla famiglia Chen (la famiglia Chen ricopre circa l’80% della popolazione del villaggio, di circa 3000 abitanti), altri, la maggior parte, vengono dalla vicina città di Wenxian, o dallo Henan in generale. Altri ancora da più lontano.
D) Quanto tempo ci vuole per imparare tutto il sistema? O per completare l’intero programma di studio?
R) Non c’è un tempo standard. In passato, se una persona non aveva praticato almeno per 10 anni, non gli era permesso uscire da Chenjiagou per mostrare il suo taiji. Diciamo quindi che 10 anni sono il minimo. Ma in realtà ciò dipende dal talento di uno studente, fermo restando 2 condizioni essenziali: una dura pratica e un buon maestro.
D) Come si sta preparando la scuola di Chenjiagou ai giochi olimpici di Pechino del 2008?
R) In realtà la scelta di partecipare o meno non dipende da noi. Il governo cinese ha messo a punto delle forme da competizione che verranno adottate ai giochi olimpici. Inoltre il governo cinese ha un proprio team nazionale. Qui a Chenjiagou studiamo principalmente il Taijiquan tradizionale, e non abbiamo interesse a partecipare ai giochi olimpici.

D) Cosa pensa della sequenza di 56 forme da competizione? Ci può spiegare com’è nata e se in essa sono presenti o no i principi del Taiji?
R) La sequenza di 56 posizioni è nata
dall’esigenza di dare alle competizioni sportive un esercizio
standard, uguale per tutti, da poter giudicare secondo regole standard.
Essa fu inizialmente creata da una commissione di maestri di buon
livello, che si accordarono sulla tipologia dei movimenti da sistematizzare.
Purtroppo però, in seguito, il governo cinese ha modificato
tali movimenti, affidando questa modifica a una sola persona, dallo
stesso governo incaricata. Così la sequenza creata da una commissione
di maestri competenti è diventata una sequenza creata da una
sola persona.
Per quanto riguarda i principi in essa contenuti, possiamo dire che
se lo studente pratica esclusivamente questa sequenza non avrà
mai un buon Gong fu, ma se lo studio di essa si aggiunge a un programma
tradizionale, allora può essere utile a migliorare il proprio
Gong fu, a patto però che tale sequenza di 56 forme si pratichi
secondo i principi tradizionali e non secondo le regole stabilite
nelle competizioni sportive, che violano abbondantemente tali principi.
D) Sappiamo che la Cina ha attraversato un periodo storico in cui le arti marziali erano vietate. A Chenjiagou il Taijiquan è sopravvissuto grazie soprattutto al lavoro di Chen Zhaokui e Chen Zhaopi. Essi sono riusciti a trasmettere tutte le loro conoscenze o qualcosa è andato perduto?
R) (Ridendo…) Potremmo dire che qualcosa è effettivamente andato perso, ma anche il contrario. Infatti a uno sguardo d’insieme il livello del Taiji di oggi è un po’ inferiore a quello dei maestri della passata generazione. Ma essi ci hanno comunque trasmesso il giusto modo di studiare, e quindi la possibilità di migliorare il nostro livello.
D) Ci può parlare delle abilità di Chen Zhaokui e Chen Zhaopi?
R) Il loro livello era veramente molto alto, ma non erano i migliori della loro generazione. Mio padre, Chen Zhaoxu, aveva raggiunto il più alto livello di abilità di quella generazione.
D) Qual è il livello dei giovani di oggi rispetto al passato?
R) Il livello dei giovani di oggi è più basso rispetto a quello dei giovani del passato. In generale essi erano più forti. Ma il più importante fattore da considerare è che i giovani hanno cambiato il loro punto di vista. Tendono a considerare difficili o pesanti cose che i giovani delle passate generazioni consideravano facili e possibili. Quindi essi potevano sviluppare una capacità maggiore.
D) Cosa pensa del Tui shou da competizione? Quali differenze ci sono tra esso e il sistema tradizionale? Può essere utile a raggiungere un’alta abilità marziale?
R) Una gara è una gara. E ha delle regole.
Queste regole sono studiate per evitare di danneggiare l’avversario.
Ad esempio non è possibile colpire usando pugni o calci o altri
colpi. La stessa cosa avviene in altri sport da combattimento, dove
non si può colpire, ad esempio, dietro la testa o sotto la
cintura.
Praticare solo questo tipo di Tui shou può essere gratificante,
perché molto presto ci si crede sicuri della propria tecnica,
ma non è così. Esso è molto limitante per la
crescita tecnica. E’ solo studiando con pazienza il Tui shou
tradizionale che si possono raggiungere alti livelli.
D) Alcuni occidentali sono venuti a studiare a Chenjiagou. Cosa pensa del livello del Taiji in Occidente?
R) Non si può dire ci sia un livello uguale per tutti, in Occidente. Qualcuno è principiante, qualcun altro pratica da molti anni, qualcuno pratica duramente, qualcun altro no. Così troviamo livelli molto differenti tra loro.
D) Può parlarci della vita di tutti i giorni a Chenjiagou?
R) La gente fa diversi lavori: qualcuno lavora i campi, altri fanno i muratori, altri ancora i venditori ambulanti, seguendo i mercati settimanali nei villaggi vicini. Qualcuno insegna il Taijiquan nelle città vicine.